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Questa
combinazione è ancora oggi alla base del procedimento della stampa al
platino che fu brevettata nel 1873 dall’inglese William Willis.
Il
procedimento:
Con una soluzione di ossalato ferrico (sale di ferro) e potassio
cloroplatinito (sale di platino) si sensibilizza un foglio di carta che,
a contatto di un negativo, viene esposto a una sorgente di luce ricca di
raggi UV (quale il sole). Lo spettro UV riduce lo ione ferr(ico) in ferr(oso),
producendo una debole immagine. Nel successivo sviluppo (di preferenza
si usa il potassio ossalato neutro) il sale ferr(oso) riduce a sua volta
il sale di platino in un precipitato nero di platino metallico, che
costituisce l’immagine finale. Non rimane che eliminare il sale ferr(ico)
non ridotto con una soluzione molto diluita di acido cloridrico.
L'utilizzo in
fotografia:
il primo grande fotografo che fece uso della stampa al platino fu Peter
Henry Emerson negli anni 80 del XIX secolo, agli inizi del movimento “pittorialista”,
ma il maestro riconosciuto è Frederick H. Evans, di cui sono notissime
le stampe degli interni delle cattedrali inglesi. In seguito tutti i
maggiori fotografi, soprattutto americani, fecero ricorso a questa
tecnica: fra questi Alfred Stieglitz, Edward Steichen, Paul Strand,
Gertrude Kaesebier, Edward Weston.
Fra
i motivi per cui la platinotipia era preferita alla tradizionale stampa
alla gelatina di argento merita ricordare l’inalterabilità (il
platino è attaccabile solo dall’acqua ragia) e la curva di risposta
rettilinea che permette di riprodurre una gamma di densità molto più
estesa rispetto all’argento.
A
fronte di tali pregi la platinotipia presenta anche difficoltà: il
costo (allo scoppio della 1° guerra mondiale il platino fu dichiarato
metallo strategico e raggiunse costi proibitivi) e la manualità (il
procedimento è interamente manuale, ciò che costituisce anche il suo
fascino) furono le principali cause del suo tramonto.
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IL WORKSHOP
18 - 21 Giugno 2003
tenuto da A.Bianco e
S.Devecchi
Holy Wood,
centro di ricerche artistiche che ha sede in un casolare immerso nei
boschi e nella quiete delle colline
toscane, tra
Volterra e Colle Val D'Elsa, propone presso la sua sede un laboratorio
residenziale di 4 giorni, tenuto da Angelo Bianco e Sergio Devecchi,
durante i quali i partecipanti potranno conoscere e sperimentare la
stampa al platino-palladio. Gli ampi e rilassanti spazi che circondano
il casolare ci permetteranno di svolgere parte delle lezioni all'aperto. A tutti i partecipanti verrà consegnato un attestato
di
partecipazione.
Argomenti:
storia della tecnica, principi della chimica fotografica, preparazione
di negativi grande formato, stampa, tecniche di rifinitura e di
presentazione delle stampe.
Per vedere alcune immagini del centro potete visitare la pagina
Ospitalità . Per sapere come
arrivare ad Holy Wood visitate
la pagina Mappe.
Angelo Bianco e Sergio Devecchi:
entrambi
fotografi con alle spalle molti anni di esperienza di sviluppo e stampa
b/n e nei principali antichi procedimenti di stampa fotografica,
specializzatisi negli anni nella tecnica del platino-palladio, della
quale sono fra i pochi maestri Italiani.
Lunedì
2 Giugno, ore 15
Inaugurazione della mostra "La magia del
Platino"
(una sala sarà
dedicata alla gomma bicromatata)
La mostra resterà sempre aperta per i partecipanti del laboratorio a
fini didattici.
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