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Gianfranco Di Cola
Il Cavaliere della parola perduta
M.I.R. Edizioni, Montespertoli (FI)
Ottobre 2001
Pp.126, € 14,98
Recensito da Teresio Zaninetti
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estratti dal libro:
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IL DRAMMA DELL’AFFABULAZIONE ODIERNA
NELL’ULTIMO FRUTTO POETICO
DI GIANFRANCO DI COLA
di
Teresio Zaninetti
“Il
Cavaliere della parola perduta” è il titolo dell’ultimo frutto
poetico di Gianfranco Di Cola, la cui natura eclettica – il Di Cola è
nato a Frosinone nel 1959 e da anni lavora ed abita a Siena, dove si
dedica anche all’arte e alla fotografia – lo porta di volta in volta
a misurarsi con la letteratura, e la poesia in particolare, con un
vivido ingegno che gli consente di spaziare contemporaneamente su più
versanti (senza, con questo, stemperarsi, o disperdersi, in uno
stereotipismo
sia linguistico, sia contenutistico troppo facile ed intuibile;
cosa, del resto,
che lo porterebbe a confondersi con le miriadi di emulazioni e
dissipazioni di cui si fanno immeritato vanto troppi “pennaioli”
improvvisati). Ed è anche un titolo eloquente, già in sé, poiché
enuclea senza mezzi termini ciò che attualmente sembra essere il dramma
di chi si dedica all’uso della parola in un modo affabulante che,
anche se strettamente poetico per l’ossatura, non antepone affatto
l’apparire o il sembrare a ciò che si trova veramente dentro,
interiorizzato oppure semplicemente avvertito o sentito con le più
dispiegate antenne dell’anima.
Ci si trova di fronte, così, quasi senza neppure avvedersene, ad
un autore che porta stigmatizzati tutti i connotati dell’atemporalità...
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