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Il canto a tenore è uno dei più straordinari esempi di polifonia
del Mediterraneo, per complessità, ricchezza timbrica e forza
espressiva; le sue peculiarità ne fanno una realtà propriamente sarda,
che non ha eguali nel resto del mondo.
La sua
origine è antichissima, come la sua funzione sociale di
aggregazione e rafforzamento dei legami all’interno della comunità.
Sono gli stessi interpreti di questa forma di canto ad accreditare l’ipotesi
che esso trovi il suo nucleo originario nell’imitazione dei suoni
della natura, gli unici suoni che il pastore, nei lunghi mesi di
solitudine nei pascoli lontano dal paese, può ascoltare e analizzare
fino al più impercettibile dettaglio. Soprattutto le vibrazioni e i
timbri prodotti dai greggi di pecore sembrano ispirare il forte e caratteristico aspetto gutturale
di questo canto; un elemento
originario, che poi evolve in una rara raffinatezza fatta di melismi,
complesse ritmiche ed emozionanti modulazioni.
Il ruolo
di questo canto all’interno della comunità era e continua ad essere
di enorme importanza: la trasmissione esclusivamente orale della
tecnica d’esecuzione e dei brani di poesia utilizzati rafforzava il
legame fra le generazioni ed era un’occasione di traduzione espressiva
di esperienze e caratteri individuali; l’apprendimento e la necessaria
esercitazione costituivano un momento vivo d’incontro e confronto fra
i giovani interpreti, e fra loro e l’occasionale pubblico; infine, l’esecuzione
del canto durante i momenti più gioiosi e liturgici della vita della
comunità dava ad esso quel carattere insieme sacro e festoso, dal quale
risulta inseparabile.
I Tenores
San Gavino "Oniferi" (i fratelli Francesco, Giovanni e
Carmelo Pirisi, rispettivamente boche, contra e mesu
boche, e Raimondo Pidia, bassu) sono tra i rappresentanti più
autorevoli del canto a tenore: la loro è una storia artistica
ventennale, che li vede protagonisti di scelte timbriche raffinate, che
privilegiano la qualità della pasta sonora rispetto a una potenza
spesso attenta solo al volume dell’impatto acustico. La scelta dei
testi per i brani dimostra la stessa cura: non i grandi ma inflazionati
poeti classici, come Murenu e Mereu, ma le voci della contemporaneità
della poesia sarda, a mostrare che questa è forma futuribile e il grido
lirico o di denuncia civile si sposa splendidamente con il canto a
tenore.
Quale
esempio del riconoscimento a livello internazionale di cui meritatamente
godono, basterà citare il fatto che essi sono i primi interpreti della
musicalità sarda che hanno destato l’interesse di un artista come Peter
Gabriel, nella sua grande opera di mappazione mondiale delle musiche
etniche e dei loro stili tradizionali.
Come Centro
di ricerche artistiche, che include quale elemento essenziale del
proprio progetto umano e di ricerca il lavoro di documentazione e studio
delle forme e dei contenuti della tradizione, Holy Wood ha
proposto questo concerto in linea ed armonia con il proprio spirito. I Tenores
San Gavino "Oniferi" hanno registrato il loro ultimo
album negli studi di incisione di Holy Wood, nei giorni successivi al
concerto.La loro permanenza al Centro è stata occasione per momenti
conviviali che hanno reso (anche a dire dei quattro Tenores, e del
produttore Gianluca Dessì) il lavoro
in studio più divertente e piacevole; ed hanno permesso a noi di Holy Wood di entrare
in contatto con un'esperienza umana e professionale davvero particolare
ed interessante.
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